Nicolazzi – Olio, Amore e Innovazione.

Ai piedi del parco nazionale della Sila, nel territorio della cittadina di Petilia Policastro, nel 1890 Amedeo  Nicolazzi fondò il primo dei suoi impianti di trasformazione delle olive. Verso la fine degli anni ’40 del secolo scorso il figlio di Amedeo, Francesco prese in mano le redini dell’azienda. Egli puntò a sviluppare una produzione agricola di alta qualità e nel contempo riuscì a fondere le tradizioni antiche dei processi di  lavorazione delle olive e degli ortaggi con la nascente cultura industriale.
Agli inizi degli anni ’80 toccò ai figli di Francesco, Amedeo e Antonino, proseguire la tradizione familiare, per dare vita a quello che oggi è un modernissimo impianto con per la trasformazione delle olive con metodo biologico.

Rispetto a quella comunemente definita moderna, l’agricoltura biologica pone l’accento sui processi sostenibili di coltivazione con utilizzi ridotti di energia ausiliaria proveniente da processi industriali, promuove la biodiversità dell’ambiente ed esclude organismi geneticamente modificati e sostanze chimiche. È così che si ottengono prodotti d’eccellenza, frutto in tutto e per tutto del territorio dal quale provengono, e si rispetta nel contempo la natura.
La coltivazione dell’olivo ben si adatta all’agricoltura biologica: in particolare quando si tratta di convertire oliveti preesistenti, il processo è particolarmente naturale, poiché si avrà già una coltivazione tradizionale composta di alberi adattati alle condizioni ambientali del luogo e selezionati in base a esse. Quando il territorio incontra determinate condizioni ambientali, la coltura sarà resistente e molto, molto longeva. Si capirà dunque il nesso tra agricoltura biologica, che fa del suo vessillo l’utilizzo della naturale ricchezza del terreno, e l’olivicoltura, direttamente connessa all’ambiente di crescita.
La chiave per la coltivazione dell’olivo biologico (ma non solo) è dunque la scelta e la conservazione
dell’ambiente giusto. L’agricoltura biologica non fa che rimarcare questa necessità della pianta: sarà
praticamente impossibile, infatti, crescere olivi in zone non adeguate senza ricorrere a manipolazioni del terreno. Il primo inevitabile passo per una coltura biologica è assecondare la natura e coltivare una specie dove essa cresce meglio, valorizzando in questo modo il territorio e il prodotto, che avrà delle qualità uniche e irriproducibili.

Per rendere tutto ciò possibile è necessario uno studio approfondito della coltivazione dell’olivo e di tutte le tecniche di coltivazione che permettono di mantenere il suolo fertile, ma soprattutto le piante sane, senza l’utilizzo di additivi e sostanze chimiche. Questo comporta in primis la gestione oculata di terreno e piantagione, in seguito una particolare attenzione al processo di concimazione e allevamento delle piante e, successivamente, di controllo della salute delle stesse e degli insetti che le danneggiano, il tutto con metodi naturali.
Momento chiave nella coltivazione dell’olivo biologico, e per l’intera agricoltura organica, è la
concimazione. Mentre nell’agricoltura non biologica vengono utilizzati concimi chimici e additivi, in quella biologica tutto deve essere organico. Viene utilizzato, come da tradizione, il letame, e sono consentiti compost e sovescio. Inoltre, si fa uso di ammendanti organici, così da nutrire non solo la pianta, ma anche il terreno. La concimazione è un momento importante e segue regole e tempistiche che, una volta ancora, provengono da tradizione e conoscenza approfondita della coltura dell’olivo. La coltivazione biologica dell’olivo è dunque una realtà possibile. Il bando di agenti chimici e processi industriali la rende una via sicuramente più impegnativa, ma in cambio se ne hanno due elementi di valore inestimabile: il rispetto dell’ambiente e alimenti sani e genuini.

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